Armi di distrazione di massa #NOwaterfront #NOgrandiopere

Pubblicato: 5 agosto 2015 in Ambiente, Grandi Opere, Porto
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Il mantra main stream di tutta la presentazione del nuovo piano regolatore del porto è stato “diamo risposte tecniche, lasciamo fuori la politica”, pronunciato dai tecnici che stamani hanno incassato il dissenso, tutto politico, del popolo carrarese: il “fronte del no”, come (s)qualificato dalla stampa da velina in questi giorni.

Noi non cadiamo nel tranello. Il popolo non si confronta con i tecnici (non perché non ce ne siano le capacità, come mostrato da numerosi interventi), il popolo si confronta sul piano politico. Tralasciando quello tecnico, sono due gli aspetti cardine di questo programma che portano a reagire con il “no”:

1. La risposta tecnica, anche laddove fosse la migliore tra le risposte possibili, è la risposta ad un indirizzo politico che vuole operare in ragione di un quadro economico totalmente inesistente, con il solo risultato di avviare operazioni speculative con partecipazione di finanziamento pubblico/privato. Manca oggi nel nostro territorio la volontà politica di rispondere alle emergenze e alle esigenze reali che richiedono analisi e valutazioni attente delle risorse ambientali, delle pericolosità e la riqualificazione di una struttura socio/economica/culturale anche identitaria che si esprime nell’ambito delle microrelazioni e delle microeconomie locali e che saprebbe, a lungo termine, divenire motore essa stessa di ulteriore sviluppo anche sul piano macroscopico. Questa è la proposta alternativa ed è sul piano dell’indirizzo politico. A questa proposta vogliamo che i tecnici, pagati con soldi pubblici, diano risposta.

2. All’accusa di sperpero di denaro pubblico per quella che noi giudichiamo l’ennesima grande opera inutile, si risponde dicendo che ci sarà la partecipazione di soggetti privati. Che dire. Abbiamo tutti sotto gli occhi i grandi risultati che si ottengono quando le opere hanno queste caratteristiche: strada dei marmi, nca (finanziati da partecipazioni pubblico privato); l’attività estrattiva (dove il bene publico è sfruttato per profitto di privati senza ricaduta positiva sul territorio); le opere di “messa in sicurezza” del Carrione (dove la cementificazione ha favorito le tasche di qualche ditta già poco raccomandabile).

Non cogliamo la provocazione. Harlock non mangia la foglia. L’errore, continueremo a gridarlo finché avremo voce, è a monte. Non ci interessa discutere in merito alla risposta tecnica perché è la scelta politica, è la domanda, che è sbagliata.

Diciamo NO a questo piano perché fa parte di un piano politico che non condividiamo.
NO WATERFRONT, BASTA GRANDI OPERE INUTILI!

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