Archivio per la categoria ‘Antirazzismo’

 

Lo scenario che si è configurato negli ultimi mesi a Carrara registra il fallimento delle politiche sociali attuate da questa amministrazione e da quelle che l’hanno preceduta. La lunga lista di fallimenti comprende, parlando solo dei casi noti, due famiglie sfrattate in maniera discutibile con il silenzio assenso delle istituzioni -l’ultima solo qualche giorno fa- , una lunga serie di lutti avvenuti nell’isolamento, nella marginalizzazione e anche questi nell’abbandono da parte delle istituzioni e nell’insufficienza dei servizi sociali, per non parlare delle 50 e più famiglie sotto sfratto esecutivo negli alloggi erp e di tutte quelle emergenze che più volte abbiamo ricordato riguardo lavoro, istruzione, cultura, ambiente ecc e che oggi per brevità non vogliamo ribadire.
( Ricordiamo che domani dovrebbe essere eseguito uno sfratto, ma questa volta ci troverete li a difendere i nostri diritti se non verra bloccato invitando tutt* ad essere presenti ).
Non vogliamo entrare nel merito dei singoli casi e a questi esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e vogliamo andare oltre questa perché quella che riteniamo fondamentale e attiva sia invece una solidarietà sociale e politica.
L’analisi della gravissima crisi sociale e delle risposte che questa amministrazione fornisce ci porta ad una considerazione politica in termini più generali. Rifiutiamo la narrazione secondo la quale, anche a livello nazionale, si vuole descrivere l’attuale emergenza sociale come un’anomalia a cui fare fronte in termini esclusivamente emergenziali, scaricando via via la responsabilità sul piano tecnico-legale ora per mancanza di fondi, ora per aver ceduto sovranità politica ad istituzioni di livello più alto. Siamo invece convinti che la marginalizzazione sociale, la crisi del lavoro e dei servizi pubblici,la mancanza di risorse ad istituzioni fondamentali come scuola, cultura, sanità e casa, siano fenomeni sistemici, funzionali alla sopravvivenza del sistema stesso che oggi determina gli equilibri globali. In poche parole i tagli alle politiche di welfare si contrappongono agli aumenti delle spese militari così come la mancanza di risorse per attività di servizio pubblico si contrappone all’investimento di risorse pubbliche in reti economiche private spesso in risposta all’emergenza. Sull’emergenza abitativa in particolare si utilizzano risorse per far fronte alla sistemazione in strutture private di accoglienza di molte famiglie in situazioni limite. Senza considerare quanto sia poco dignitoso dal punto di vista umano questo tipo di soluzione, spesso temporanea, è evidente invece quanto sia più attinente a logiche clientelari della stessa natura degli appalti. La stessa logica clientelare è quella specularmente attuata su quei soggetti che, provenienti da una situazione di disagio, fanno richiesta di essere aiutati come singoli (grazie al loro stato emergenziale) e come tali ricevono aiuto, lasciando sottintendere la necessità di un rapporto privato e intimo con le istituzioni la dove invece dovrebbero essere garantite soluzioni in termini collettivi.
Tornando alla narrazione, a questo punto il quadro si chiarisce. Non si tratta di anomalie appunto, non siamo di fronte a problematiche sporadiche assimilabili a incongruenze di un sistema che per natura non può essere perfetto. Siamo di fronte agli effetti esatti di scelte politiche favorevoli e a sostegno del sistema stesso che di queste occasioni si alimenta e che queste occasioni nutre. E visto in questi termini ha molto più senso. Visto in questi termini infatti l’emergenza sociale rientra nei piani e infatti è un fenomeno troppo grande per essere considerato anomalo. Ma c’è un fenomeno che invece è più piccolo, con un comportamento estemporaneo, e al quale il sistema reagisce come si reagisce ad un anomalia: il dissenso, la vera anomalia di questa macchina perfetta, quello che voi additate e semplificate come ” problema di ordine pubblico “.
Quello che rileviamo con questa analisi è che la situazione di emergenza sociale (e non solo) che si verifica a carrara è il risultato di una volontà politica ben precisa che mira alla disgregazione del tessuto sociale, alla carenza di offerta di lavoro, alla marginalizzazione. Che si aggiunge alla stessa volontà politica denunciata da tempo di ridurre questo comune ad un distretto minerario deserto per liberare il campo dagli oppositori. Quello che rileviamo è che questa volontà risponde ai diktat della Roma Renziana e dell’Europa della spending review, quello che rileviamo è che questa volontà politica risponde alle necessità delle classi imprenditoriali, delle banche, del capitale, delle guerre, del consumismo e della speculazione.
Ma da un anno, in modo evidente, questa città chiede che si pensi alle persone, alle necessità umane, alla dignità, al diritto ad una vita sana, all’accesso alla conoscenza, alla bellezza e alla felicità. E il lavoro è centrale in questo ma non sufficiente. Perché un lavoro rende capaci di sostentarsi ma non rende capaci di entrare in un cinema che non c’è o di ottenere un servizio sanitario adeguato dove non esiste.
E nemmeno le politiche da questura, nemmeno gli sbandieramenti da propaganda su sicurezza e legalità vogliamo accettare come scelte politiche condivisibili perpetrate da sceriffi con troppe stelle. Perché se da un lato si sposta tutto sul piano tecnico, dall’altra ci troviamo chi sposta tutto sul piano legale, dai burocrati della carta prestampata agli avvocati del complotto. Ma una proposta politica che si castra sui tecnicismi, sui regolamenti e sulla legalità, è una proposta politica morta, che sottintende che il mondo ci sta bene così come è, che non abbiamo nulla di meglio a cui aspirare e che dobbiamo stare come gli uccellini nel nido a gridare finchè qualcuno non ci porta del cibo.
Questa città ha bisogno di una dimostrazione di volontà politica forte capace di individuare l’obbiettivo in modo chiaro e solo conseguentemente a questo le scelte tecniche funzionali al raggiungimento dell’obbiettivo che, parliamoci chiaro sign. Bernardi, non può essere quello di vincere le cause in tribunale.
Detto questo, tornando all’emergenza abitativa. Siamo qui per chiedere che si tenga fede a quanto proposto in sede di udienza. Chiediamo che il consiglio comunale emetta un atto di indirizzo politico con il quale si dichiari che questa città non accetta e mai accetterà che i propri abitanti possano finire a dormire in strada, con il quale si dica chiaramente che non dovrà mai più verificarsi uno sfratto casa-strada (dando attuazione alle raccomandazioni del Comitato europeo sui diritti sociali e al Tribunale internazionale degli sfratti).
Questo chiaramente non è sufficiente ne risolutivo ma determina auna posizione politica chiara e netta che ha valore indistintamente per tutte quelle famiglie e singoli che si trovano oggi uno sfratto imminente e che potranno così percepire che questa città non li vuole mettere in strada. Crediamo che chiedere soluzioni collettive, che valgano per tutti e tutte sia l’unico modo reale di esprimere solidarietà e di stimolare solidarietà, andando a coltivare quel collante della coesione sociale che è l’idea che difendendo un diritto tuo, ne sto difendendo anche uno mio, che è il contrario dell’atteggiamento individualista e pericolosamente fazioso dell’essere uniti solo perché si ha lo stesso nemico, che sia il PD una volta, una volta l’immigrato e la volta dopo il vicino di casa. (le oramai ben note politiche della ruspa Salviniane)
Quello che vogliamo dichiarare con forza è che non siamo disponibili ad essere soggiogati dal ricatto occupazionale o dal favore una tantum di una soluzione di emergenza, ne riguardo la casa ne riguardo il lavoro ne tantomeno riguardo tutti quei servizi che sappiamo bene rientrare fra quelli che sono, perfino sulle carte legali, diritti acquisiti, spesso grazie al sacrificio di vite e agli sforzi di chi ha lottato prima di noi.
Quello che vogliamo ribadire è che questa amministrazione e la classe politica in generale, non sanno e non vogliono trovare risposte solide a questa situazione e che queste risposte siamo determinati a trovarle in modo autonomo e autorganizzato dal basso, coscienti che dove la legge pone dei limiti alla dignità delle persone, è la legge che deve essere cambiata attraverso il conflitto politico e non deve essere la dignità ad essere soggiogata né alle leggi ne ai tecnicismi.
Purtroppo le uniche risposte che avete saputo dare sia con le vostre parole, sia con i vostri gesti, sono state quelle di sgomberare il dissenso, sfrattare la dignità, distruggere ogni possibilità occupazionale.
Concludendo diciamo in maniera ferma decisa e irreversibile stop a sfratti e sgomberi e vogliamo che la nostra società sia costruita su tre semplici concetti: casa, reddito e dignità per tutt*
Troppa gente senza casa
Troppe case senza gente

 

A distanza di quasi un anno dall’8 Novembre scorso quando assediammo il comune in migliaia chiedendo al primo cittadino e alla giunta di abbandonare i loro posti di potere, il quadro è chiaro. Carrara non è un laboratorio politico come vorremmo intenderlo noi che agiamo la politica come espressione della volontà delle masse e come somma delle pratiche in grado di equilibrare i rapporti di forza tra le parti sociali. No. Carrara è una sorta di simulatore in cui il potere ha potuto per decenni muoversi fra interessi economici di cave, porto, speculazione edilizia e pubblici servizi, sostituendo al dialogo democratico il potere dei rapporti clientelari e fagocitando ogni genere di espressione di dissenso con una stretta di mano o un occhio strizzato.

Ed è il consiglio comunale di ieri pomeriggio ad aver chiarito in modo inequivocabile posizioni e metodi della classe politica carrarese, opposizione compresa.

All’unanimità ieri (eccezione fatta per l’astensione di Bienaimè e Menconi) il consiglio comunale ha approvato la mozione di FI riguardo l’adesione al Programma di Controllo del Vicinato. Senza soffermarci al fin troppo facile e forse superficiale accostamento alle ronde cittadine, vorremmo contestualizzare questa scelta in un processo più ampio di destrutturazione dei rapporti sociali e sostituzione di questi ultimi con l’esercizio del potere. A leggere il Programma di Controllo del Vicinato viene quasi da associarlo a quella visione romantica delle vecchie realtà di periferia in cui “tutti conoscono tutti” e i rapporti di buon vicinato fanno si che si possano lasciare le porte di casa aperte e i bambini a giocare per strada la sera. Ma una domanda viene da farsela: se questo aspetto della coesione sociale fosse ancora vivo, ci sarebbe bisogno di una promozione dall’alto o di aderire a “Programmi di controllo”? Diciamo di no. Quello che mette in allarme infatti è proprio il meccanismo di induzione alla base di queste proposte e essenzialmente si risolve in tre riflessioni.

Prima di tutto lo scenario attuale delle realtà di quartiere in cui i rapporti di buon vicinato sono quasi del tutto scomparsi se non addirittura rovesciati in relazioni insofferenti e distanti. In queste realtà lo spirito di cooperazione, fiducia reciproca e solidarietà fra le persone era quello che consentiva di percepire un alto livello di sicurezza; inoltre coesione e solidarietà sono quei presupposti alla base delle buone relazioni sociali che consentono processi di autorganizzazione finalizzati alla difesa o alla conquista dei diritti.
La seconda riflessione riguarda i processi che, grazie al contributo del bombardamento mediatico e alla progressiva destrutturazione delle politiche di welfare, hanno portato i singoli a barricarsi in un individualismo sempre più radicale provocato e alimentato dalla paura dell’altro che viene individuato come nemico numero uno seguendo la logica del dividi ed impera che oggi è alla base della comunicazione di chi detiene il potere. Questo processo (indotto volontariamente al fine di rompere l’unica arma vincente contro il potere: la coesione sociale) è il primo step dei un ulteriore terzo passaggio, vale a dire, quello della “sicurezza” che diviene una merce di consumo della quale si alza la domanda proprio da parte dei singoli. Quale miglior scenario per consentire a chi detiene il potere di introdurre dispositivi di controllo in ogni luogo in cui si svolge la vita quotidiana?

Allora si arriva a scenari aberrati come quello del consiglio comunale di ieri. La proposta di una forza di centro destra che chiede di soddisfare la domanda di sicurezza attraverso programmi che consegnano agli abitanti l’illusione di sentirsi legittimati a chissà quali gesta eroiche di difesa delle strade, viene non solo accolta di buon grado da tutte le forze politiche presenti, ma anche elogiata come frutto di quei principi trasversali ad ogni posizione politica.

Bene. Spieghiamo cos’è il Programma di Controllo del Vicinato.
Si tratta di un programma messo a punto da una serie di esperti tra criminologi, filosofi e sociologi che propongono una lettura semplificata dei fattori che possono concorrere al verificarsi di un crimine:

  • Bersaglio disponibile
  • Assenza di controllore capace
  • Presenza di potenziale aggressore

Quindi ci si propone di formare le persone di un quartiere, stimolandole a strutturarsi in un sistema gerarchico, con un responsabile designato come interfaccia tra quartiere e forze dell’ordine, istituzioni, nuovi vicini e vicini che non aderiscono al programma. Chi aderisce al programma dovrà imparare a riconoscere i tre fattori e soprattutto imparare ad agire sui primi due in modo da non creare le condizioni nelle quali si possa verificare un crimine.

Leggendo tutto questo a noi viene la sensazione di una deriva paramilitare di quello che una volta era il semplice e spontaneo rapporto di buon vicinato costruito su presupposti come “io ti do un pacco di zucchero e tu mi dai due uova fresche”.

Non tralasciamo anche l’aspetto puramente propagandistico della proposta che risponde alla domanda di sicurezza con un dispositivo, da un lato totalmente inefficace (potrebbe funzionare la dove le relazioni sociali non si fossero perse, ma a quel punto non servirebbe), dall’altro lato pericoloso (per i motivi di cui abbiamo parlato sopra). Aspetto propagandistico che porta i due consiglieri Bienaime e Menconi (provenienti da una cultura politica di sinistra) ad astenersi anzi che votare contrari.

Quello che vogliamo sottolineare è che una proposta simile, se analizzata nel dettaglio, fa rabbrividire esattamente quanto le Ronde Cittadine, semplicemente perché nasce dagli stessi presupposti e porta con se le stesse caratteristiche: è populista in quanto consegna alle persone l’illusione di doversi/potersi proteggere o fare giustizia da soli, è pericolosa in quanto induce ad un organizzazione paramilitare né cosciente né spontanea.

Detto questo vogliamo congratularci con tutte le forze politiche che non sono state in grado, nella seduta di ieri, di reagire all’aberrante teatrino del capogruppo di Forza Italia che si affannava a spiegare quanta distanza ci fosse tra il programma di controllo del vicinato e le ronde. Ve lo spieghiamo noi quanta differenza c’è: il PCV è talmente subdolo che perfino le forze di centro sinistra non si imbarazzano ad appoggiarlo mentre le ronde sono troppo esplicite e quindi non si possono adottare; ma dietro c’è la stessa mentalità, la stessa irresponsabilità: creare consenso attraverso il basso sistema della creazione mediatica di un fantasma di cui avere paura e offrendo poi la possibilità di combatterlo. In pratica viviamo in un gioco di ruolo.

Del resto riconosciamo che la disgregazione dei rapporti sociali è forse la peggiore delle conseguenze delle politiche di distruzione del welfare messe in atto dai governi e in particolare, a Carrara, dalle amministrazioni, che si sono succeduti negli anni. Un piano ben eseguito attraverso lo spostamento degli investimenti dei soldi pubblici da sanità, scuola, ammortizzatori sociali e servizi, a grandi opere inutili. Così oggi viviamo quartieri degradati, spazi pubblici abbandonati o sottratti alla collettività perché inagibili, luoghi della cultura, fondamenti dell’aggregazione sociale, che crollano sotto i nostri occhi; case vuote e abbandonate da anni; scuole pericolanti.
Gli abitanti di questo paese hanno da riscuotere qualche credito con questa amministrazione: un paio di teatri, un cinema, una biblioteca e centinaia di case per chi una casa non ce l’ha e per chi invece è costretto a svuotarla dal fango una volta l’anno.
La soluzione alla disgregazione dei rapporti sociali è quella di creare le condizioni per cui le persone debbano tornare a condividere spazi, cooperare perché siano spazi vivi e belli, combattere il degrado e l’abbandono da protagonisti. Siamo convinti che siano le persone stesse a doversi riappropriare di ciò che gli è stato sottratto, tanto dei luoghi quanto dei diritti quanto degli spazi di agibilità politica e non solo. Solo l’autodeterminazione e il protagonismo di chi vive in prima persona una mancanza, un disagio, può innescare un reale cambiamento a partire dalle piccole realtà di quartiere fino a quelle più grandi. Le armi contro le dinamiche di controllo di fantomatici PCV sono cooperazione, solidarietà, protagonismo e riappropriazione.

L’altro aspetto che ci allarma è quello della repressione e, soprattutto, della risposta alla repressione.
Non è nuova la notizia che l’amministrazione di Carrara ha fatto uso di denunce (tra l’altro ridicole e infondate) per sedare il dissenso, la cosa nuova è che si baratta esplicitamente l’uso di ogni dispositivo repressivo con una sorta di invito all’autocontrollo e all’allentamento delle tensioni fra istituzione e popolazione. In parole povere una formula che suona così “se state buoni, non vi denunciamo”.

La proposta dell’amministrazione è quella di abbassare la tensione. Eh grazie! Ci viene da dire.
Abbassare la tensione sta a pacificazione sociale, come Programma di controllo del Vicinato sta a Ronde Cittadine. E la cosa più allarmante è che in consiglio comunale ieri qualcuno, tra gli auditori che fino a qualche tempo fa non si risparmiavano urla, si concedeva di sedare il dissenso come se fosse investito di un ruolo a valle di un non meglio precisato accordo preso tra un gruppo di “dissidenti” e il Presidente del Consiglio Comunale.

Ma veniamo a qualche rapida considerazione a riguardo, nella speranza che chi ancora crede che questo sistema amministrativo sia un fallimento totale, abbia lo stimolo a non accettare sedativi.
Non si illuda l’amministrazione carrarese di avere spento gli animi. Abbassare la tensione non è nel nostro interesse, spegnere i focolai di conflitto non offre alcuno scenario positivo a chi non detiene il potere. Noi siamo coscienti che i potenti hanno il vantaggio di agire violenza con metodi molto efficaci e poco percepibili quando il conflitto è annullato, quando il dissenso si esprime con educazione, quando lo spazio di agibilità e quello determinato dal potere stesso. Una violenza spesso non percepita ma quotidiana, una violenza che si esprime in modo devastante ad ogni alluvione, ma che striscia da tempo nella progettazione del Waterfront. Una violenza fatta di sprechi, ricatti e sfruttamento delle persone e del territorio. Noi non lasceremo che sia il nemico a scegliere il campo di battaglia. Noi sappiamo che lo scenario conflittuale costringe il potere a smascherare il suo volto violento, sappiamo che quando per sedare il dissenso non è più sufficiente uno “state buoni”, il potere ha solo due chance: o ascoltare le masse e cambiare rotta o metterle a tacere con la violenza e sappiamo che di solito si sceglie la seconda opportunità. Quando la tensione è bassa invece si vota contro una proposta di referendum consultivo circa il destino del porto di Marina di Carrara. Quando la tensione è bassa la voce del popolo viene ignorata.

C’è una brutta notizia: noi non abbiamo fatto accordi, non faremo mai accordi. Il nostro diritto a dissentire non è merce di scambio con nessun genere di intimidazione.

Noi non saremo mai mansueti.

 

“quando subiamo una violenza, chiedere educatamente di non farlo è come chiedere di conservare la pietra che ci è appena stata lanciata in testa”

 

 

11751436_800524120065770_5260694394384637293_nSolidarity without borders!
Ventimiglia 11-⁠12-⁠13 settembre
Assemblea transnazionale contro confini, razzismo, sfruttamento e militarizzazione.

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solidarity-is-a-weaponGiornata di iniziative ed azioni diffuse sui territori contro la repressione, per la costruzione di geografie alternative e solidali.

La libertà di chi viaggia, così come di chi sta al suo fianco, costruisce spazi di libertà e autorganizzazione che chi governa cerca di distruggere. Lo abbiamo visto a Ventimiglia, dove la politica dell’assedio e dell’emergenza non può accettare la costruzione di un luogo, come il Presidio Permanente No Borders, che nega il suo senso d’essere. La Fortezza Europa non può avere traditori, chi aiuta i neri va punito e intimidito.

Alle detenzioni e le deportazioni illegittime dei migranti a cui assistiamo da mesi, qualche giorno fa si è aggiunto l’arresto di un nostro compagno. Aggredito e picchiato dalla polizia di frontiera francese (PAF) per aver solidarizzato con i migranti rinchiusi nei container di Ponte San Luigi, Fouad ora è rinchiuso nel carcere di Nizza, dove dovrà rimanere per un mese in attesa di un processo che lo vede accusato di oltraggio e resistenza. Altri compagni avevano subito i fermi della polizia francese, e mentre scriviamo attendiamo notizie di Andrea, che da questa mattina è si trova in stato di fermo al commissariato di Menton… continua a leggere

le nostre vite

Nella società degli abusi, di cui oggi tutt* noi siamo vittime, c’è un abuso fra tutti più schiacciante ed è quello che fate voi politici, fondando le vostre campagne elettorali sulla parola “sicurezza”.

Sicurezza e sviluppo risuonano in tutte le vostre performance pre elettorali e noi, popolo troppo avezzo ad essere suddito, empatiziamo con le vostre fotografie mentre indossate ridicoli elmetti da cantiere, berretti da ferro tramviere, tute da metalmeccanico, magliette da tifoseria o, peggio ancora, invocate una sicurezza ottenuta lanciando i nostri operai, sulle loro ruspe, su campi rom e campi profughi.

Sicurezza è la parola di cui voi abusate, con l’ipocrita complicità di chi vi offre pagine di giornale e inquadrature ad hoc, per convincerci che dovremmo difenderci dall’invasione dei popoli migranti, generando orrende e disumane guerre fra poveri, inducendoci a pensare che dobbiamo temere per la nostra vita a causa della presenza dell’altro.

Sicurezza è la parola di cui abusate per militarizzare strade, piazze e aule comunali per difendere la distorta e marcita idea che avete della democrazia e del confronto. E ci scagliate contro le vostre pedine in divisa, ci sgomberate, forti delle vostre posizioni privilegiate, ci condannate come vandali o ancora peggio come terroristi mentre difendiamo i nostri diritti dalle vostre aggressioni, dalla vostra violenza. Ma è evidente che voi non vi siate mai ritenuti responsabili, di questo.

Sicurezza è la parola di cui abusate per giustificare ogni genere di repressione che mettete in atto contro il dissenso.

Forse è della vostra, personale sicurezza che parlate però.
Perché qui, in questa terra, sicurezza non se vede. Qui si rischia la vita anche solo dormendo nel proprio letto, aspettando che crolli il prossimo argine, che frani il prossimo monte. Qui si muore di lavoro! Si muore per diagnosi tardive, si rischia la vita nelle scuole e negli asili dove i nostri figli e le nostre figlie passano la maggior parte della loro giornata.

Voi ci difendete dai clandestini? Ci domandiamo se ne abbiamo bisogno!
Ci domandiamo chi ci difende da voi?
Chi ci difende da una classe politica che ancora non ha capito che i pochi posti di lavoro garantiti da quello scempio che state consentendo su queste montagne non valgono e non varranno mai la vita di una persona! E non valgono la vita di una persona in più!
Quello scempio che arricchisce solo le tasche di una manciata di sfruttatori e che, sotto la spinta vigliacca del ricatto occupazionale, porta nei lavoratori la cultura e l’amara accettazione che di lavoro purtroppo ogni tanto si muore! Questa è follia! Nel 2015, signori, questa è follia!

Pochissimi, non pochi, posti di lavoro, tutti occupati per ingrassare le tasche di predatori del nostro bene più prezioso: no, non il marmo, il marmo non si mangia, l’acqua! Avete saputo fare anche questo. Decenni di politiche clientelari a favore di chi detiene il vantaggio – non si sa quanto legittimo ma certamente profondamente ingiusto – di sventrare le Apuane, renderle pericolose per la nostra vita, incapaci di compiere quello che sarebbe il loro naturale ciclo, l’assorbimento e il trattenimento delle acque. Quelle acque che ogni inverno, insieme all’enorme quantità di detrito prodotto dalle stesse cave, invadono i torrenti e provocano danni quando non mietono vittime.

Se guardate le carte della pericolosità idro-geomorfologica del nostro comune vi spaventate a comprendere che più della metà del nostro territorio è classificato tra valori di pericolosità bassa e molto elevata. E ci tengo a sottolineare che pericolosità significa il contrario di sicurezza!

L’OMS definisce lo stato di salute della persona come “stato di completo benessere fisico, mentale, sociale e non consiste”, dice, “soltanto nell’assenza di malattie o infermità. Questo costituisce uno dei diritti fondamentali di ciascun essere umano. I Governi hanno la responsabilità della sanità dei loro popoli.”

La costituzione Italiana dice all’articolo 3 che “la tutela della salute, come strumento di elevazione della dignità sociale dell’individuo, costituisce interesse della collettività”.

In queste due frasi si racchiudono due messaggi fondamentali:
-il primo è che voi, governanti, siete responsabili, sempre, della vita, della sicurezza e della salute, anche sociale, del popolo e siete quindi esonerati dal ripetere frasi che neghino la vostra responsabilità morale su ogni episodio di questo genere.

-il secondo è che la salute costituisce interesse della collettività e che quindi anche noi tutti siamo chiamati ad essere responsabili direttamente.

Tutti qui oggi dobbiamo chiederci se davvero vogliamo vivere e contribuire a sviluppare un economia e una società in cui un posto di lavoro, uno stipendio in più, per gli operai; oppure qualche ora in meno pagata, un prezzo più competitivo, per l’imprenditore; e ancora qualche occhio chiuso, una mazzetta sotto il tavolo, una manciata di voti, una responsabilità in meno, per il politico; ecco oggi qui dobbiamo chiederci se questo vale davvero più di una vita!

Chiediamocelo. Siamo disposti a perdere ancora una vita? Siamo convinti che un’economia di monocultura del marmo che distrugge l’ambiente, inquina i nostri fiumi, rende pericolose le nostre case, distrugge ed esaurisce le nostre riserve d’acqua, uccide indirettamente e poi anche direttamente tutti noi, giorno dopo giorno, siamo convinti che sia la scelta giusta? Che sia la cosa da difendere?

Noi diciamo di no! Noi diciamo che l’arricchirsi di pochi non vale la vita di nessuno!
Diciamo che se per voi questo è il piano, noi vogliamo che ve ne andiate.

Diciamo che vogliamo lavoro, casa, sicurezza e salute per tutti e tutte ma mai a discapito della vita di qualcuno.
Sappiamo tutti che se i blocchi di marmo venissero lavorati ancora sul territorio, il lavoro ci sarebbe e ce ne sarebbe di più, sappiamo tutti che se non ci fossero padroni milionari, gli stipendi degli operai sarebbero più alti e nessuno dovrebbe ancora andare a lavorare il sabato in cava. Sappiamo tutti che se il nostro territorio non fosse afflitto da questo cancro avremmo più possibilità di sviluppare economie sostenibili. Sappiamo tutti che è necessario e indispensabile che la smettiate di sventolare fantomatici progetti di sviluppo della marina continuando a voltarvi di spalle alla regolamentazione dell’escavazione e ad un serio piano di esaurimento di questo sistema economico fallito.

Noi lo sappiamo e voi stessi dovreste saperlo. Se ancora fingete di non aver compreso, o se non avete compreso davvero, in entrambi i casi, la richiesta è la stessa. Il vostro tempo è finito, le vostre responsabilità sono scritte nella pietra delle nostre montagne e nelle macchie di fango delle nostre case: è l’ora di smettere di abusare delle parole quanto della nostra pazienza, è l’ora che lasciate che altri facciano quello che voi non sapete fare.

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Di fronte al piano B del Governo Renzi, alle ruspe di Salvini, agli sgomberi di Ventimiglia e alle Stazioni ricolme di persone come in un limbo, ci sentiamo di dare una risposta concreta alle politiche sull’immigrazione perpetrate negli ultimi anni da politicanti che come abbiamo oramai abbondantemente visto nell’inchiesta “Mafia Capitale”, le destre estreme e la sinistra istituzionale hanno solamente sfruttato la vita degli uomini per profitto, donne e bambini in cerca di dignità stretti dalla morsa della povertà e spesso in fuga da atroci guerre.
A questo rispondiamo con concretezza e crediamo che l’unica politica d’effetto sia quella dell’integrazione e della solidarietà.
Per questo invitiamo tutti/e Giovedì dalle ore 17:30 al parco della Padula di Carrara per una giornata di sport popolare e solidarietà, per dare un pugno al razzismo insieme al Collettivo Harlock ed alla Palestra Popolare Aldo Salvetti!
Lezioni aperte di Yoga, Pugilato e Climbing !
“Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana.”
Vik
Collettivo Harlock

Evento Facebook: Sport fuori mercato

Ecco il primo evento ufficiale di Harlock: un aperitivo benefit per finanziare tutte le prossime campagne ed azioni del collettivo stesso e a seguire una conferenza sull’immigrazione.
Il tutto si svolgerà Giovedí 4 Giugno dalle ore 18:30 presso il circolo arci Il Viandante sito in Via Gragnana 1, Carrara.

L’aperitivo sarà composto di un buffet e da boccali di sangria il tutto rigorosamente a offerta:
MANGIA QUEL CHE VUOI, PAGA QUEL CHE PUOI!

Dalle 20:00 invece si terrà la conferenza alla quale parteciperanno Matteo Bartolini (presidente provinciale Arci Massa-Carrara) e Paap Njaay Jamill in collegamento skype (dell’associazione @ghetto-out Nelson Mandela) che spiegherà la situazione dei ghetti pugliesi dove caporalato e mafia regnano sovrani.

Interverranno anche Gianmaria Lenelli e Madjao della Casa Rossa Occupata di Montignoso.

Inoltre sarà l’occasione per finanziare la campagna di mutuo soccorso di HarlockCompra quel che vuoi, Dona quel che puoi” atta a diffondere anche nei nostri territori una pratica assai diffusa altrove e cioè quella del caffè sospeso, allargandola però anche a pane, pasta, succhi di frutta o qualsiasi altra cosa si voglia donare.

Evento Facebook: Aperitivo benefit e conferenza sull’immigrazione “Migriamo nell’umano”