Archivio per la categoria ‘Comunicati’

 

Lo scenario che si è configurato negli ultimi mesi a Carrara registra il fallimento delle politiche sociali attuate da questa amministrazione e da quelle che l’hanno preceduta. La lunga lista di fallimenti comprende, parlando solo dei casi noti, due famiglie sfrattate in maniera discutibile con il silenzio assenso delle istituzioni -l’ultima solo qualche giorno fa- , una lunga serie di lutti avvenuti nell’isolamento, nella marginalizzazione e anche questi nell’abbandono da parte delle istituzioni e nell’insufficienza dei servizi sociali, per non parlare delle 50 e più famiglie sotto sfratto esecutivo negli alloggi erp e di tutte quelle emergenze che più volte abbiamo ricordato riguardo lavoro, istruzione, cultura, ambiente ecc e che oggi per brevità non vogliamo ribadire.
( Ricordiamo che domani dovrebbe essere eseguito uno sfratto, ma questa volta ci troverete li a difendere i nostri diritti se non verra bloccato invitando tutt* ad essere presenti ).
Non vogliamo entrare nel merito dei singoli casi e a questi esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e vogliamo andare oltre questa perché quella che riteniamo fondamentale e attiva sia invece una solidarietà sociale e politica.
L’analisi della gravissima crisi sociale e delle risposte che questa amministrazione fornisce ci porta ad una considerazione politica in termini più generali. Rifiutiamo la narrazione secondo la quale, anche a livello nazionale, si vuole descrivere l’attuale emergenza sociale come un’anomalia a cui fare fronte in termini esclusivamente emergenziali, scaricando via via la responsabilità sul piano tecnico-legale ora per mancanza di fondi, ora per aver ceduto sovranità politica ad istituzioni di livello più alto. Siamo invece convinti che la marginalizzazione sociale, la crisi del lavoro e dei servizi pubblici,la mancanza di risorse ad istituzioni fondamentali come scuola, cultura, sanità e casa, siano fenomeni sistemici, funzionali alla sopravvivenza del sistema stesso che oggi determina gli equilibri globali. In poche parole i tagli alle politiche di welfare si contrappongono agli aumenti delle spese militari così come la mancanza di risorse per attività di servizio pubblico si contrappone all’investimento di risorse pubbliche in reti economiche private spesso in risposta all’emergenza. Sull’emergenza abitativa in particolare si utilizzano risorse per far fronte alla sistemazione in strutture private di accoglienza di molte famiglie in situazioni limite. Senza considerare quanto sia poco dignitoso dal punto di vista umano questo tipo di soluzione, spesso temporanea, è evidente invece quanto sia più attinente a logiche clientelari della stessa natura degli appalti. La stessa logica clientelare è quella specularmente attuata su quei soggetti che, provenienti da una situazione di disagio, fanno richiesta di essere aiutati come singoli (grazie al loro stato emergenziale) e come tali ricevono aiuto, lasciando sottintendere la necessità di un rapporto privato e intimo con le istituzioni la dove invece dovrebbero essere garantite soluzioni in termini collettivi.
Tornando alla narrazione, a questo punto il quadro si chiarisce. Non si tratta di anomalie appunto, non siamo di fronte a problematiche sporadiche assimilabili a incongruenze di un sistema che per natura non può essere perfetto. Siamo di fronte agli effetti esatti di scelte politiche favorevoli e a sostegno del sistema stesso che di queste occasioni si alimenta e che queste occasioni nutre. E visto in questi termini ha molto più senso. Visto in questi termini infatti l’emergenza sociale rientra nei piani e infatti è un fenomeno troppo grande per essere considerato anomalo. Ma c’è un fenomeno che invece è più piccolo, con un comportamento estemporaneo, e al quale il sistema reagisce come si reagisce ad un anomalia: il dissenso, la vera anomalia di questa macchina perfetta, quello che voi additate e semplificate come ” problema di ordine pubblico “.
Quello che rileviamo con questa analisi è che la situazione di emergenza sociale (e non solo) che si verifica a carrara è il risultato di una volontà politica ben precisa che mira alla disgregazione del tessuto sociale, alla carenza di offerta di lavoro, alla marginalizzazione. Che si aggiunge alla stessa volontà politica denunciata da tempo di ridurre questo comune ad un distretto minerario deserto per liberare il campo dagli oppositori. Quello che rileviamo è che questa volontà risponde ai diktat della Roma Renziana e dell’Europa della spending review, quello che rileviamo è che questa volontà politica risponde alle necessità delle classi imprenditoriali, delle banche, del capitale, delle guerre, del consumismo e della speculazione.
Ma da un anno, in modo evidente, questa città chiede che si pensi alle persone, alle necessità umane, alla dignità, al diritto ad una vita sana, all’accesso alla conoscenza, alla bellezza e alla felicità. E il lavoro è centrale in questo ma non sufficiente. Perché un lavoro rende capaci di sostentarsi ma non rende capaci di entrare in un cinema che non c’è o di ottenere un servizio sanitario adeguato dove non esiste.
E nemmeno le politiche da questura, nemmeno gli sbandieramenti da propaganda su sicurezza e legalità vogliamo accettare come scelte politiche condivisibili perpetrate da sceriffi con troppe stelle. Perché se da un lato si sposta tutto sul piano tecnico, dall’altra ci troviamo chi sposta tutto sul piano legale, dai burocrati della carta prestampata agli avvocati del complotto. Ma una proposta politica che si castra sui tecnicismi, sui regolamenti e sulla legalità, è una proposta politica morta, che sottintende che il mondo ci sta bene così come è, che non abbiamo nulla di meglio a cui aspirare e che dobbiamo stare come gli uccellini nel nido a gridare finchè qualcuno non ci porta del cibo.
Questa città ha bisogno di una dimostrazione di volontà politica forte capace di individuare l’obbiettivo in modo chiaro e solo conseguentemente a questo le scelte tecniche funzionali al raggiungimento dell’obbiettivo che, parliamoci chiaro sign. Bernardi, non può essere quello di vincere le cause in tribunale.
Detto questo, tornando all’emergenza abitativa. Siamo qui per chiedere che si tenga fede a quanto proposto in sede di udienza. Chiediamo che il consiglio comunale emetta un atto di indirizzo politico con il quale si dichiari che questa città non accetta e mai accetterà che i propri abitanti possano finire a dormire in strada, con il quale si dica chiaramente che non dovrà mai più verificarsi uno sfratto casa-strada (dando attuazione alle raccomandazioni del Comitato europeo sui diritti sociali e al Tribunale internazionale degli sfratti).
Questo chiaramente non è sufficiente ne risolutivo ma determina auna posizione politica chiara e netta che ha valore indistintamente per tutte quelle famiglie e singoli che si trovano oggi uno sfratto imminente e che potranno così percepire che questa città non li vuole mettere in strada. Crediamo che chiedere soluzioni collettive, che valgano per tutti e tutte sia l’unico modo reale di esprimere solidarietà e di stimolare solidarietà, andando a coltivare quel collante della coesione sociale che è l’idea che difendendo un diritto tuo, ne sto difendendo anche uno mio, che è il contrario dell’atteggiamento individualista e pericolosamente fazioso dell’essere uniti solo perché si ha lo stesso nemico, che sia il PD una volta, una volta l’immigrato e la volta dopo il vicino di casa. (le oramai ben note politiche della ruspa Salviniane)
Quello che vogliamo dichiarare con forza è che non siamo disponibili ad essere soggiogati dal ricatto occupazionale o dal favore una tantum di una soluzione di emergenza, ne riguardo la casa ne riguardo il lavoro ne tantomeno riguardo tutti quei servizi che sappiamo bene rientrare fra quelli che sono, perfino sulle carte legali, diritti acquisiti, spesso grazie al sacrificio di vite e agli sforzi di chi ha lottato prima di noi.
Quello che vogliamo ribadire è che questa amministrazione e la classe politica in generale, non sanno e non vogliono trovare risposte solide a questa situazione e che queste risposte siamo determinati a trovarle in modo autonomo e autorganizzato dal basso, coscienti che dove la legge pone dei limiti alla dignità delle persone, è la legge che deve essere cambiata attraverso il conflitto politico e non deve essere la dignità ad essere soggiogata né alle leggi ne ai tecnicismi.
Purtroppo le uniche risposte che avete saputo dare sia con le vostre parole, sia con i vostri gesti, sono state quelle di sgomberare il dissenso, sfrattare la dignità, distruggere ogni possibilità occupazionale.
Concludendo diciamo in maniera ferma decisa e irreversibile stop a sfratti e sgomberi e vogliamo che la nostra società sia costruita su tre semplici concetti: casa, reddito e dignità per tutt*
Troppa gente senza casa
Troppe case senza gente

 

Dopo i fatti di venerdì notte a Parigi esprimiamo la nostra vicinanza e la nostra solidarietà alle vittime e alle loro famiglie.
Per dare un punto di vista fuori dalle logiche devianti della “guerra di religione” traduciamo e pubblichiamo il comunicato di Nouveau Partì Anticapitaliste.

npa

sabato 14 Novembre 2015, 09:22

LEUR GUERRES, NOS MORTS: LA BARBARIE IMPéRIALISTE ENGEDRE CELLE DU TERRORISME

Gli attacchi terribili che hanno avuto luogo a Parigi il Venerdì sera, lasciando più di 120 morti, decine di feriti, questa cieca violenza, suscitano la rivolta e l’indignazione. NPA condivide ed esprime la sua solidarietà alle vittime, ai loro cari. Questa tragedia è ancora più scioccante perchè colpisce vittime innocenti, perchè gli attacchi omicidi  sono mirati sulla popolazione.

Questa barbarie abietta nel centro di Parigi incontra la violenza altrettanto cieca e i bombardamenti più letali perpetrati dalle forze aeree francesi in Siria a seguito delle decisioni di Francois Hollande e del suo governo.

Questi attacchi sarebbero volti a combattere la Stato islamico, i terroristi jihadisti, mentre, insieme l’intervento e ai bombardamenti russi, proteggono il sistema della principale responsabile del martirio del popolo siriano, la dittatura di Assad.

Anche lì sono i civili le prime vittime condannate a vivere nel terrore o fuggire a rischio della propria vita.

La barbarie imperialista e islamista si alimentano a vicenda. E questo per il controllo delle fonti di approvvigionamento del petrolio.

In un discorso patetico, Hollande, si è scomposto in diretta blaterando qualche parola sulla “Repubblique”. Lui che interpreta il ruolo del guerrafondaio nei conflitti e ha una grande responsabilità in questo dramma, ora chiede “fiducia”. Ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il territorio, sostenendo che la risposta da dare sarebbe quella di calpestare tutte le libertà fondamentali. E ‘stato subito sostenuto da Sarkozy. Le autorità politiche, da oggi, possono così vietare incontri pubblici e controllare la stampa.

Ancora una volta, i principali responsabili di questa ondata di violenza barbara si appellano all’unità nazionale. Stanno cercando di ribaltare la situazione drammatica a loro vantaggio per soffocare l’indignazione e la rivolta. Perché tutti hanno trovato un capro espiatorio, i musulmani. Respingiamo qualsiasi unità con i leader delle guerre, della borghesia, Hollande, Sarkozy e Le Pen. Denunciamo il razzismo che distilla lo Stato in nome di presunti “valori della repubblica” in un momento in cui, sotto la copertura della lotta contro il terrorismo, sono i diritti democratici ad essere minacciati. Chiediamo la revoca dello stato di emergenza.

L’unica risposta alle guerre e al terrorismo è l’unità dei lavoratori e dei popoli, al di là delle loro origini, del colore della pelle, della religione, attraverso le frontiere per combattere contro tutti coloro che vogliono metterli a tacere, sottometterli, e porre fine al sistema capitalista che genera la barbarie.

Per mettere fine al terrorismo, dobbiamo porre fine alle guerre imperialiste volte a perpetuare il saccheggio della ricchezza delle nazioni dominate dalle multinazionali, costringendo il ritiro delle truppe francesi da tutti i paesi in cui sono presenti, in particolare in Siria, Iraq e Africa.

Abbattere i PONTI STORICI del centro di Carrara. Questo il piano malato dell’amministrazione.

Sappiamo che nella situazione attuale i ponti sono pericolosi, abbiamo visto con i nostri occhi dove arriva la piena del Carrione, ma sappiamo anche che non sono i ponti la causa delle piene. Sappiamo che il dissesto idrogeologico arriva dalle montagne, dai versanti distrutti dei bacini estrattivi, dagli sversamenti abusivi, dai ravaneti. Sappiamo che abbattere i ponti è un pagliativo per non andare a disturbare il signori del marmo… anzi ormai nemmeno più degni di essere chiamati così, retrocessi a SIGNORI DEL CARBONATO DI CALCIO!

Se ho le mani fredde perché ho un problema di circolazione, non è che mi tagliano le mani per risolvere il problema, lo capisce anche un bambino. E’ la conseguenza di una scelta politica ben precisa: quella di incaricare i tecnici di occuparsi solo del ramo dal centro storico alla foce per non andare a interferire con i bacini estrattivi. Allora l’unica soluzione resta tagliare la mano.

Ma questa è l’amministrazione della demolizione: Abbattere i ponti significa demolire centinaia di anni di MEMORIA come si abbattono le APUANE, come si abbatte la SANITA’, la SCUOLA, i TEATRI

Tutt* noi vogliamo la sicurezza della città, tutt* noi vogliamo, anzi pretendiamo, che il nostro territorio sia sano, sicuro e bello. Altrettanto sappiamo bene dove sta il problema.

 IMG-20151111-WA0011

IL PROBLEMA E’ A MONTE, NON IL PONTE!

Abbiamo assistito Lunedì sera alla prima delle assemblee consigliari straordinarie riguardo il Piano per Il rischio idrogeologico della Regione Toscana. Un evento in cui è stato presentato “studio idraulico del Torrente carrione e possibili interventi per la mitigazione dei rischi” redatto dai professionisti della GPA Ingegneria, incaricati con un ordinanza del Commissario delegato datata 25/8/2015, per un importo (legato ad opere di urgenza) di 90.000,00 euro – guarda caso, affidato in negoziato privato, quindi senza gara di appalto, perchè sotto soglia per 10.000,00 euro -.

Non volendo entrare in quelle che sono le criticità tecniche della proposta, non per mancanza di competenze o perchè la proposta sia priva di criticità, ci fermiamo a riflettere sull’opportunità di affidare un incarico per interventi riguardanti la mitigazione del rischio, limitatamente al ramo di torrente che poercorre il tratto dal centro storico alla marina. Non ci rispondano i sognori della regione pensando che siamo stupidi. sappiamo che il rischio sorge la dove sorgono centri abitati e che quindi è quella la zona in cui è necessario mitigare il rischio, ma sappiamo, come sapranno sicuramente e confermeranno anche i tecnici della GPA Ingengeria, che il torrente Carrione è diventato pericoloso con il passare degli anni per due motivi:
 i cambiamenti climatici che offrono sempre più ricorrenti occasioni al raggiungimento della piena “trentennale”
 il dissesto idrogeologico dovuto in primo luogo all’inarrestabile e insostenibile moltiplicazione dei bacini estrattivi, alla conseguente perdita di superfici forestate, alla presenza di versanti instabili, ravaneti, discariche abusive e sversamenti di materiale nel letto del torrente.

Allora siamo convinti che una scelta politica giusta sarebbe quella di occuparsi di bonificare la causa principale che ha trasformato il torrente in un arma di distruzione di massa. Ci domandiamo come sia possibile che si continui a procedere per pagliativi, alzando argini sempre più alti, che poi crollano; demolendo e ricostruendo ponti sempre più incurvati; sventolando fantomatici progetti di ristrutturazione e ampliamento del porto, come se non bastasse avere sepolti sotto il piazzale città di Massa centinaia di rifiuti tossici.

Carrara non starà a guardare mentre insieme ai ponti cancellate la memoria, la storia, isolate due dei più bei quartieri della città e proseguite in quell’orrendo quanto fallimentare piano di trasformare questo luogo meraviglioso in un deserto di morte sociale e politica.

Erano i nazi-fascisti, durante la guerra mondiale, ad abbattere i ponti. I ponti uniscono, consentono l’attraversamento di barriere territoriali e sociali, sono simboli di società unite e solidali, come i palazzi della cultura, i teatri, le biblioteche, i cinema, le scuole, gli ospedali…

Avete demolito tutto. I ponti non si toccano!

Una 4 giorni che ha visto alternare momenti di discussione e messa in discussione dei sistemi di governance dei territori e della gestione di quei beni (così definiti) comuni, a momenti di festa come domenica 8 con il gruppo Rap Assalti Frontali schierato dalla parte dei cittadini e delle cittadine che un anno fa assediarono il Comune di Carrara con la prospettiva della sperimentazione di un modello di autogestione del territorio dal basso. 

Autorganizzazione, riappropiazione e conflitto sono stati i temi toccati in questi lunghi e faticosissimi quanto soddisfacenti e promettentigiorni, insieme a tanti ospiti e con una partecipazione che ha fatto sentire la presenza di una comunità solidale.

Molti gli ospiti che hanno partecipato e contri6-11-15buito alle discussioni. #TerraNostra da Casoria (NA), insieme al Terzo valico #NoTav e allo scrittore Giulio Milani, hanno raccontato come, dal nord a sud Italia, il problema della devastazione ambientale spesso trova nei soliti nomi gli autori dei vari scempi perpretati da Stato e Mafie (che spesso sono la solita cosa). “La Mafia è lo pseudonimo del Capitalismo armato”, sosteneva un compagno venerdì sera, “gli stessi che hanno inquinato saranno quelli che vinceranno gli appalti per le bonifiche e ci avranno guadagnato due volte”. Si è parlato della dignità delle comunità in lotta presso i cantieri del Terzo Valico: “un metro di Tav non vale la vita nè la dignità di nessuno”. Tra i presenti molti carraresi ma anche volti “fuori provincia” che ci fanno sperare nella possibilità e nell’efficacia di fare rete fra territori limitrofi e non.
IMG_0849Presenti #RiMaflow da Trezzano sul Naviglio, ospite nell’ultima giornata, e Casa Rossa Occupata di Massa che, dalla nascita del collettivo Harlock, è sempre stato uno degi maggiori interlocutori sulle lotte del territorio e proprio in quest’ultimo periodo si trova a contrastare l’ennesima cementificazione selvaggia in nome di un profitto che va a discapito di molti; i gruppi Ultras organizzati che nelle loro forze ci sono stati sempre vicini e gli amici e amiche del Circolo dei Baccanali, sempre pronti a dare spazio e solidarietà alle iniziative dal basso. Gli stessi #AssaltiFrontali che hanno intervallato il loro RAP Militante a interventi a sostegno delle nostre lotte al grido di una “Carrara meticcia!” che speriamo di rivedere presto riempire le piazze.
Nota dolente, le continue difficoltà della burocrazia che ci portano a chiederci come sia possibile che far sparire centinaia di milioni di euro dalle casse degli enti pubblici sia più semplice che ottenere un’autorizzazione per un’iniziativa popolare nella piazza del municipio.

Nonostante il boicotaggio da parte di “qualcuno” non si è fermato il sole!!!

Usciamo da questa 4 giorni stanchi ma felici, consapevoli del fatto che siamo riusciti a parlare ad una fetta della città che ha deciso di non restare più sorda, che ha deciso da che parte stare. Felici di aver portato nella Sala della #Resistenza le lotte di Alessandria e Napoli, felici della solidarietà fra comunità diverse che si è incontrata a Carrara.
Continueremo a lottare, continueremo a restare e non scappare dalla nostra città, perchè questo è il NOSTRO postoun posto occupato da troppo tempo da chi non lo ama ma lo sfrutta e lo sfrutta ed è per questo che continueremo ad organizzare le rivolte!!!!
” Dovunque vorremo andare andremo, una nave è questo in realtà. Non è solo una chiglia, con uno scafo e un pontile, sì, la nave è fatta così, ma ciò che una nave è…ciò che la Perla Nera è in realtà…è libertà “.
Pubblichiamo di seguito il testo di solidarietà e sostegno e ringraziamo i compagni e le compagne di Unione Inquilini Viareggio, realtà impegnata da anni nella lotta per il diritto alla #casa.
Sfratti_casa-H150103123845
Unione Inquilini Viareggio, fu invitata questa estate a Carrara, ad una iniziativa sull’emergenza abitativa e sul tema del diritto alla casa, da questo rapporto di confronto, si è instaurata una collaborazione per portare avanti le lotte per il diritto all’abitare e per sostenere i compagni e le compagne che intendevano fare militanza attiva in questo settore politico, di non poca difficoltà tecnica e sociale.
Come Unione Inquilini Viareggio, sosteniamo la lotta per il diritto all’abitare che stanno sostenendo gli attivisti e le attiviste del Comune di Carrara appartenenti al collettivo Harlock, in sostegno ad una ragazza con figli minori a carico, sfrattata senza mezze misure dalla sua abitazione e senza un passaggio da casa a casa.
Ricordiamo all’amministrazione vigente, che gli sfratti da casa a strada non sono legali per legge, che esistono norme legislative che obbligano le Prefetture a moderare gli sfratti per morosità incolpevole, eliminando la forza pubblica durante lo sfratto, ricordiamo inoltre, che ci sono trattati internazionali ratificati in legge nazionale, che obbligano il monitoraggio con passaggio da casa a casa durante un sfratto in presenza di minori. Chiediamo all’amministrazione che vengano presi provvedimenti efficaci in merito alla situazione sociale ed abitativa di questa famiglia, ma là dove ogni passaggio burocratico-istituzionale venga meno, là dove ogni domanda per l’accesso alle graduatorie sia inconcludente, chiediamo che vengano prese in considerazione le requisizioni di immobili pubblici non assegnati (non case popolari) e che vengano riqualificati per l’emergenza abitativa, assegnandoli in casi come quello precedentemente citato. Se anche questo procedimento non rientra nelle politiche per un piano casa equo e dignitoso, allora sosterremo ogni forma di riappropriazione dei diritti che la famiglia e gli attivisti decideranno di attuare, sosterremo ogni forma di riappropriazione e di lotta contro politiche speculative e assistenziali.
Troppe case senza gente troppa gente senza casa, riappropriazione degli spazi, riqualificazione di aree in degrado, casa e diritti per tutti/e .
Unione Inquilini Viareggio

A distanza di quasi un anno dall’8 Novembre scorso quando assediammo il comune in migliaia chiedendo al primo cittadino e alla giunta di abbandonare i loro posti di potere, il quadro è chiaro. Carrara non è un laboratorio politico come vorremmo intenderlo noi che agiamo la politica come espressione della volontà delle masse e come somma delle pratiche in grado di equilibrare i rapporti di forza tra le parti sociali. No. Carrara è una sorta di simulatore in cui il potere ha potuto per decenni muoversi fra interessi economici di cave, porto, speculazione edilizia e pubblici servizi, sostituendo al dialogo democratico il potere dei rapporti clientelari e fagocitando ogni genere di espressione di dissenso con una stretta di mano o un occhio strizzato.

Ed è il consiglio comunale di ieri pomeriggio ad aver chiarito in modo inequivocabile posizioni e metodi della classe politica carrarese, opposizione compresa.

All’unanimità ieri (eccezione fatta per l’astensione di Bienaimè e Menconi) il consiglio comunale ha approvato la mozione di FI riguardo l’adesione al Programma di Controllo del Vicinato. Senza soffermarci al fin troppo facile e forse superficiale accostamento alle ronde cittadine, vorremmo contestualizzare questa scelta in un processo più ampio di destrutturazione dei rapporti sociali e sostituzione di questi ultimi con l’esercizio del potere. A leggere il Programma di Controllo del Vicinato viene quasi da associarlo a quella visione romantica delle vecchie realtà di periferia in cui “tutti conoscono tutti” e i rapporti di buon vicinato fanno si che si possano lasciare le porte di casa aperte e i bambini a giocare per strada la sera. Ma una domanda viene da farsela: se questo aspetto della coesione sociale fosse ancora vivo, ci sarebbe bisogno di una promozione dall’alto o di aderire a “Programmi di controllo”? Diciamo di no. Quello che mette in allarme infatti è proprio il meccanismo di induzione alla base di queste proposte e essenzialmente si risolve in tre riflessioni.

Prima di tutto lo scenario attuale delle realtà di quartiere in cui i rapporti di buon vicinato sono quasi del tutto scomparsi se non addirittura rovesciati in relazioni insofferenti e distanti. In queste realtà lo spirito di cooperazione, fiducia reciproca e solidarietà fra le persone era quello che consentiva di percepire un alto livello di sicurezza; inoltre coesione e solidarietà sono quei presupposti alla base delle buone relazioni sociali che consentono processi di autorganizzazione finalizzati alla difesa o alla conquista dei diritti.
La seconda riflessione riguarda i processi che, grazie al contributo del bombardamento mediatico e alla progressiva destrutturazione delle politiche di welfare, hanno portato i singoli a barricarsi in un individualismo sempre più radicale provocato e alimentato dalla paura dell’altro che viene individuato come nemico numero uno seguendo la logica del dividi ed impera che oggi è alla base della comunicazione di chi detiene il potere. Questo processo (indotto volontariamente al fine di rompere l’unica arma vincente contro il potere: la coesione sociale) è il primo step dei un ulteriore terzo passaggio, vale a dire, quello della “sicurezza” che diviene una merce di consumo della quale si alza la domanda proprio da parte dei singoli. Quale miglior scenario per consentire a chi detiene il potere di introdurre dispositivi di controllo in ogni luogo in cui si svolge la vita quotidiana?

Allora si arriva a scenari aberrati come quello del consiglio comunale di ieri. La proposta di una forza di centro destra che chiede di soddisfare la domanda di sicurezza attraverso programmi che consegnano agli abitanti l’illusione di sentirsi legittimati a chissà quali gesta eroiche di difesa delle strade, viene non solo accolta di buon grado da tutte le forze politiche presenti, ma anche elogiata come frutto di quei principi trasversali ad ogni posizione politica.

Bene. Spieghiamo cos’è il Programma di Controllo del Vicinato.
Si tratta di un programma messo a punto da una serie di esperti tra criminologi, filosofi e sociologi che propongono una lettura semplificata dei fattori che possono concorrere al verificarsi di un crimine:

  • Bersaglio disponibile
  • Assenza di controllore capace
  • Presenza di potenziale aggressore

Quindi ci si propone di formare le persone di un quartiere, stimolandole a strutturarsi in un sistema gerarchico, con un responsabile designato come interfaccia tra quartiere e forze dell’ordine, istituzioni, nuovi vicini e vicini che non aderiscono al programma. Chi aderisce al programma dovrà imparare a riconoscere i tre fattori e soprattutto imparare ad agire sui primi due in modo da non creare le condizioni nelle quali si possa verificare un crimine.

Leggendo tutto questo a noi viene la sensazione di una deriva paramilitare di quello che una volta era il semplice e spontaneo rapporto di buon vicinato costruito su presupposti come “io ti do un pacco di zucchero e tu mi dai due uova fresche”.

Non tralasciamo anche l’aspetto puramente propagandistico della proposta che risponde alla domanda di sicurezza con un dispositivo, da un lato totalmente inefficace (potrebbe funzionare la dove le relazioni sociali non si fossero perse, ma a quel punto non servirebbe), dall’altro lato pericoloso (per i motivi di cui abbiamo parlato sopra). Aspetto propagandistico che porta i due consiglieri Bienaime e Menconi (provenienti da una cultura politica di sinistra) ad astenersi anzi che votare contrari.

Quello che vogliamo sottolineare è che una proposta simile, se analizzata nel dettaglio, fa rabbrividire esattamente quanto le Ronde Cittadine, semplicemente perché nasce dagli stessi presupposti e porta con se le stesse caratteristiche: è populista in quanto consegna alle persone l’illusione di doversi/potersi proteggere o fare giustizia da soli, è pericolosa in quanto induce ad un organizzazione paramilitare né cosciente né spontanea.

Detto questo vogliamo congratularci con tutte le forze politiche che non sono state in grado, nella seduta di ieri, di reagire all’aberrante teatrino del capogruppo di Forza Italia che si affannava a spiegare quanta distanza ci fosse tra il programma di controllo del vicinato e le ronde. Ve lo spieghiamo noi quanta differenza c’è: il PCV è talmente subdolo che perfino le forze di centro sinistra non si imbarazzano ad appoggiarlo mentre le ronde sono troppo esplicite e quindi non si possono adottare; ma dietro c’è la stessa mentalità, la stessa irresponsabilità: creare consenso attraverso il basso sistema della creazione mediatica di un fantasma di cui avere paura e offrendo poi la possibilità di combatterlo. In pratica viviamo in un gioco di ruolo.

Del resto riconosciamo che la disgregazione dei rapporti sociali è forse la peggiore delle conseguenze delle politiche di distruzione del welfare messe in atto dai governi e in particolare, a Carrara, dalle amministrazioni, che si sono succeduti negli anni. Un piano ben eseguito attraverso lo spostamento degli investimenti dei soldi pubblici da sanità, scuola, ammortizzatori sociali e servizi, a grandi opere inutili. Così oggi viviamo quartieri degradati, spazi pubblici abbandonati o sottratti alla collettività perché inagibili, luoghi della cultura, fondamenti dell’aggregazione sociale, che crollano sotto i nostri occhi; case vuote e abbandonate da anni; scuole pericolanti.
Gli abitanti di questo paese hanno da riscuotere qualche credito con questa amministrazione: un paio di teatri, un cinema, una biblioteca e centinaia di case per chi una casa non ce l’ha e per chi invece è costretto a svuotarla dal fango una volta l’anno.
La soluzione alla disgregazione dei rapporti sociali è quella di creare le condizioni per cui le persone debbano tornare a condividere spazi, cooperare perché siano spazi vivi e belli, combattere il degrado e l’abbandono da protagonisti. Siamo convinti che siano le persone stesse a doversi riappropriare di ciò che gli è stato sottratto, tanto dei luoghi quanto dei diritti quanto degli spazi di agibilità politica e non solo. Solo l’autodeterminazione e il protagonismo di chi vive in prima persona una mancanza, un disagio, può innescare un reale cambiamento a partire dalle piccole realtà di quartiere fino a quelle più grandi. Le armi contro le dinamiche di controllo di fantomatici PCV sono cooperazione, solidarietà, protagonismo e riappropriazione.

L’altro aspetto che ci allarma è quello della repressione e, soprattutto, della risposta alla repressione.
Non è nuova la notizia che l’amministrazione di Carrara ha fatto uso di denunce (tra l’altro ridicole e infondate) per sedare il dissenso, la cosa nuova è che si baratta esplicitamente l’uso di ogni dispositivo repressivo con una sorta di invito all’autocontrollo e all’allentamento delle tensioni fra istituzione e popolazione. In parole povere una formula che suona così “se state buoni, non vi denunciamo”.

La proposta dell’amministrazione è quella di abbassare la tensione. Eh grazie! Ci viene da dire.
Abbassare la tensione sta a pacificazione sociale, come Programma di controllo del Vicinato sta a Ronde Cittadine. E la cosa più allarmante è che in consiglio comunale ieri qualcuno, tra gli auditori che fino a qualche tempo fa non si risparmiavano urla, si concedeva di sedare il dissenso come se fosse investito di un ruolo a valle di un non meglio precisato accordo preso tra un gruppo di “dissidenti” e il Presidente del Consiglio Comunale.

Ma veniamo a qualche rapida considerazione a riguardo, nella speranza che chi ancora crede che questo sistema amministrativo sia un fallimento totale, abbia lo stimolo a non accettare sedativi.
Non si illuda l’amministrazione carrarese di avere spento gli animi. Abbassare la tensione non è nel nostro interesse, spegnere i focolai di conflitto non offre alcuno scenario positivo a chi non detiene il potere. Noi siamo coscienti che i potenti hanno il vantaggio di agire violenza con metodi molto efficaci e poco percepibili quando il conflitto è annullato, quando il dissenso si esprime con educazione, quando lo spazio di agibilità e quello determinato dal potere stesso. Una violenza spesso non percepita ma quotidiana, una violenza che si esprime in modo devastante ad ogni alluvione, ma che striscia da tempo nella progettazione del Waterfront. Una violenza fatta di sprechi, ricatti e sfruttamento delle persone e del territorio. Noi non lasceremo che sia il nemico a scegliere il campo di battaglia. Noi sappiamo che lo scenario conflittuale costringe il potere a smascherare il suo volto violento, sappiamo che quando per sedare il dissenso non è più sufficiente uno “state buoni”, il potere ha solo due chance: o ascoltare le masse e cambiare rotta o metterle a tacere con la violenza e sappiamo che di solito si sceglie la seconda opportunità. Quando la tensione è bassa invece si vota contro una proposta di referendum consultivo circa il destino del porto di Marina di Carrara. Quando la tensione è bassa la voce del popolo viene ignorata.

C’è una brutta notizia: noi non abbiamo fatto accordi, non faremo mai accordi. Il nostro diritto a dissentire non è merce di scambio con nessun genere di intimidazione.

Noi non saremo mai mansueti.

 

“quando subiamo una violenza, chiedere educatamente di non farlo è come chiedere di conservare la pietra che ci è appena stata lanciata in testa”

 

 

11751436_800524120065770_5260694394384637293_nSolidarity without borders!
Ventimiglia 11-⁠12-⁠13 settembre
Assemblea transnazionale contro confini, razzismo, sfruttamento e militarizzazione.

vai all’articolo

solidarity-is-a-weaponGiornata di iniziative ed azioni diffuse sui territori contro la repressione, per la costruzione di geografie alternative e solidali.

La libertà di chi viaggia, così come di chi sta al suo fianco, costruisce spazi di libertà e autorganizzazione che chi governa cerca di distruggere. Lo abbiamo visto a Ventimiglia, dove la politica dell’assedio e dell’emergenza non può accettare la costruzione di un luogo, come il Presidio Permanente No Borders, che nega il suo senso d’essere. La Fortezza Europa non può avere traditori, chi aiuta i neri va punito e intimidito.

Alle detenzioni e le deportazioni illegittime dei migranti a cui assistiamo da mesi, qualche giorno fa si è aggiunto l’arresto di un nostro compagno. Aggredito e picchiato dalla polizia di frontiera francese (PAF) per aver solidarizzato con i migranti rinchiusi nei container di Ponte San Luigi, Fouad ora è rinchiuso nel carcere di Nizza, dove dovrà rimanere per un mese in attesa di un processo che lo vede accusato di oltraggio e resistenza. Altri compagni avevano subito i fermi della polizia francese, e mentre scriviamo attendiamo notizie di Andrea, che da questa mattina è si trova in stato di fermo al commissariato di Menton… continua a leggere