NoBorders Ventimiglia

Era metà Giugno quando i media main stream tamburavano sull’ ”emergenza Ventimiglia”: un centinaio di migranti Africani stabilitisi sugli scogli poco lontano dalla frontiera francese.

Alcuni di noi sono stati la di persona in quei giorni in cui tutto era filtrato dai media e avere informazioni attendibili sembrava impossibile.

Quello che si può toccare, sentire davvero a Ventimiglia, in quei giorni ancora disorganizzati, troppo caldi e rallentati dal ramadan, è l’umanità. Si chiacchiera in un mescolone di italiano, inglese e francese; si ricevono e si regalano dei sorrisi enormi; si gioca a chi sa assumere la posizione più strana; ci si passano sigarette; ci si siede sul marciapiede e sul muretto, vicino al lampione così c’è la luce; un biscotto, un pezzo di cioccolata. Sembra di stare in una di quelle foto vecchie dove si vedono i bambini a giocare per strada senza giocattoli.

A Giugno la situazione era difficile da leggere: i migranti uomini si erano più o meno spontaneamente e coscientemente sistemati sugli scogli, dopo la mossa repressiva violenta delle forze dell’ordine per respingerli dalla frontiera. Donne e bambini e altri uomini, venivano sistemati in stazione e in strutture di prima accoglienza. Piccoli gruppi locali si alternavano al presidio dando loro sostegno, informandoli e condividendo quelle giornate molto lunghe.

Ad oggi la situazione si è strutturata, molti di quelli che erano a Ventimiglia a Giugno oggi hanno attraversato la frontiera e altri sono arrivati. La presenza di gruppi di compagni e compagne è continua, si è stabilito un vero e proprio campo, si mangia tutt* assieme, si studia, ci si informa su regolamenti e leggi riguardo l’attraversamento delle frontiere e l’accoglienza.

L’equazione è sempre la stessa: aumentano l’organizzazione e la resistenza, aumenta la repressione, diminuisce l’attenzione dei media.

Oggi il presidio noborders di Ventimiglia è un contesto al centro di una delle più importanti discussioni in Europa sia dal punto di vista tecnico, che dal punto di vista politico e Ventimiglia è diventato uno di quei laboratori in cui decine di gruppi italiani e non stanno sperimentando collaborazione, autorganizzazione e condivisione.
Non è chiaro, per il momento quale possa essere la progettualità che questa realtà sarà in grado di proporre rispetto al raggiungimento di obbiettivi o soluzioni alle vertenze della comunità migrante o della comunità accogliente ma certamente una riflessione da fare è quella che a Ventimiglia una frontiera è crollata ed è la frontiera che separava queste due comunità in due emisferi distinti e contrapposti.

Nella speranza che l’esperienza di Ventimiglia possa generare una riflessione in grado di scardinare le dicotomie che oggi ingabbiano il dibattito sul tema immigrazione, quindi combattere le devianze xenofobe, nazionaliste e fasciste ma anche la prassi della speculazione sull’accoglienza che permea l’area politica di centro sinistra (vediamo fenomeni come mafia capitale che coinvolge buona parte del PD), dedichiamo uno spazio alla condivisione e all’informazione su quanto sta accadendo e sugli sviluppi di questa esperienza.

Ventimiglia in ogni città!

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