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Lo scenario che si è configurato negli ultimi mesi a Carrara registra il fallimento delle politiche sociali attuate da questa amministrazione e da quelle che l’hanno preceduta. La lunga lista di fallimenti comprende, parlando solo dei casi noti, due famiglie sfrattate in maniera discutibile con il silenzio assenso delle istituzioni -l’ultima solo qualche giorno fa- , una lunga serie di lutti avvenuti nell’isolamento, nella marginalizzazione e anche questi nell’abbandono da parte delle istituzioni e nell’insufficienza dei servizi sociali, per non parlare delle 50 e più famiglie sotto sfratto esecutivo negli alloggi erp e di tutte quelle emergenze che più volte abbiamo ricordato riguardo lavoro, istruzione, cultura, ambiente ecc e che oggi per brevità non vogliamo ribadire.
( Ricordiamo che domani dovrebbe essere eseguito uno sfratto, ma questa volta ci troverete li a difendere i nostri diritti se non verra bloccato invitando tutt* ad essere presenti ).
Non vogliamo entrare nel merito dei singoli casi e a questi esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e vogliamo andare oltre questa perché quella che riteniamo fondamentale e attiva sia invece una solidarietà sociale e politica.
L’analisi della gravissima crisi sociale e delle risposte che questa amministrazione fornisce ci porta ad una considerazione politica in termini più generali. Rifiutiamo la narrazione secondo la quale, anche a livello nazionale, si vuole descrivere l’attuale emergenza sociale come un’anomalia a cui fare fronte in termini esclusivamente emergenziali, scaricando via via la responsabilità sul piano tecnico-legale ora per mancanza di fondi, ora per aver ceduto sovranità politica ad istituzioni di livello più alto. Siamo invece convinti che la marginalizzazione sociale, la crisi del lavoro e dei servizi pubblici,la mancanza di risorse ad istituzioni fondamentali come scuola, cultura, sanità e casa, siano fenomeni sistemici, funzionali alla sopravvivenza del sistema stesso che oggi determina gli equilibri globali. In poche parole i tagli alle politiche di welfare si contrappongono agli aumenti delle spese militari così come la mancanza di risorse per attività di servizio pubblico si contrappone all’investimento di risorse pubbliche in reti economiche private spesso in risposta all’emergenza. Sull’emergenza abitativa in particolare si utilizzano risorse per far fronte alla sistemazione in strutture private di accoglienza di molte famiglie in situazioni limite. Senza considerare quanto sia poco dignitoso dal punto di vista umano questo tipo di soluzione, spesso temporanea, è evidente invece quanto sia più attinente a logiche clientelari della stessa natura degli appalti. La stessa logica clientelare è quella specularmente attuata su quei soggetti che, provenienti da una situazione di disagio, fanno richiesta di essere aiutati come singoli (grazie al loro stato emergenziale) e come tali ricevono aiuto, lasciando sottintendere la necessità di un rapporto privato e intimo con le istituzioni la dove invece dovrebbero essere garantite soluzioni in termini collettivi.
Tornando alla narrazione, a questo punto il quadro si chiarisce. Non si tratta di anomalie appunto, non siamo di fronte a problematiche sporadiche assimilabili a incongruenze di un sistema che per natura non può essere perfetto. Siamo di fronte agli effetti esatti di scelte politiche favorevoli e a sostegno del sistema stesso che di queste occasioni si alimenta e che queste occasioni nutre. E visto in questi termini ha molto più senso. Visto in questi termini infatti l’emergenza sociale rientra nei piani e infatti è un fenomeno troppo grande per essere considerato anomalo. Ma c’è un fenomeno che invece è più piccolo, con un comportamento estemporaneo, e al quale il sistema reagisce come si reagisce ad un anomalia: il dissenso, la vera anomalia di questa macchina perfetta, quello che voi additate e semplificate come ” problema di ordine pubblico “.
Quello che rileviamo con questa analisi è che la situazione di emergenza sociale (e non solo) che si verifica a carrara è il risultato di una volontà politica ben precisa che mira alla disgregazione del tessuto sociale, alla carenza di offerta di lavoro, alla marginalizzazione. Che si aggiunge alla stessa volontà politica denunciata da tempo di ridurre questo comune ad un distretto minerario deserto per liberare il campo dagli oppositori. Quello che rileviamo è che questa volontà risponde ai diktat della Roma Renziana e dell’Europa della spending review, quello che rileviamo è che questa volontà politica risponde alle necessità delle classi imprenditoriali, delle banche, del capitale, delle guerre, del consumismo e della speculazione.
Ma da un anno, in modo evidente, questa città chiede che si pensi alle persone, alle necessità umane, alla dignità, al diritto ad una vita sana, all’accesso alla conoscenza, alla bellezza e alla felicità. E il lavoro è centrale in questo ma non sufficiente. Perché un lavoro rende capaci di sostentarsi ma non rende capaci di entrare in un cinema che non c’è o di ottenere un servizio sanitario adeguato dove non esiste.
E nemmeno le politiche da questura, nemmeno gli sbandieramenti da propaganda su sicurezza e legalità vogliamo accettare come scelte politiche condivisibili perpetrate da sceriffi con troppe stelle. Perché se da un lato si sposta tutto sul piano tecnico, dall’altra ci troviamo chi sposta tutto sul piano legale, dai burocrati della carta prestampata agli avvocati del complotto. Ma una proposta politica che si castra sui tecnicismi, sui regolamenti e sulla legalità, è una proposta politica morta, che sottintende che il mondo ci sta bene così come è, che non abbiamo nulla di meglio a cui aspirare e che dobbiamo stare come gli uccellini nel nido a gridare finchè qualcuno non ci porta del cibo.
Questa città ha bisogno di una dimostrazione di volontà politica forte capace di individuare l’obbiettivo in modo chiaro e solo conseguentemente a questo le scelte tecniche funzionali al raggiungimento dell’obbiettivo che, parliamoci chiaro sign. Bernardi, non può essere quello di vincere le cause in tribunale.
Detto questo, tornando all’emergenza abitativa. Siamo qui per chiedere che si tenga fede a quanto proposto in sede di udienza. Chiediamo che il consiglio comunale emetta un atto di indirizzo politico con il quale si dichiari che questa città non accetta e mai accetterà che i propri abitanti possano finire a dormire in strada, con il quale si dica chiaramente che non dovrà mai più verificarsi uno sfratto casa-strada (dando attuazione alle raccomandazioni del Comitato europeo sui diritti sociali e al Tribunale internazionale degli sfratti).
Questo chiaramente non è sufficiente ne risolutivo ma determina auna posizione politica chiara e netta che ha valore indistintamente per tutte quelle famiglie e singoli che si trovano oggi uno sfratto imminente e che potranno così percepire che questa città non li vuole mettere in strada. Crediamo che chiedere soluzioni collettive, che valgano per tutti e tutte sia l’unico modo reale di esprimere solidarietà e di stimolare solidarietà, andando a coltivare quel collante della coesione sociale che è l’idea che difendendo un diritto tuo, ne sto difendendo anche uno mio, che è il contrario dell’atteggiamento individualista e pericolosamente fazioso dell’essere uniti solo perché si ha lo stesso nemico, che sia il PD una volta, una volta l’immigrato e la volta dopo il vicino di casa. (le oramai ben note politiche della ruspa Salviniane)
Quello che vogliamo dichiarare con forza è che non siamo disponibili ad essere soggiogati dal ricatto occupazionale o dal favore una tantum di una soluzione di emergenza, ne riguardo la casa ne riguardo il lavoro ne tantomeno riguardo tutti quei servizi che sappiamo bene rientrare fra quelli che sono, perfino sulle carte legali, diritti acquisiti, spesso grazie al sacrificio di vite e agli sforzi di chi ha lottato prima di noi.
Quello che vogliamo ribadire è che questa amministrazione e la classe politica in generale, non sanno e non vogliono trovare risposte solide a questa situazione e che queste risposte siamo determinati a trovarle in modo autonomo e autorganizzato dal basso, coscienti che dove la legge pone dei limiti alla dignità delle persone, è la legge che deve essere cambiata attraverso il conflitto politico e non deve essere la dignità ad essere soggiogata né alle leggi ne ai tecnicismi.
Purtroppo le uniche risposte che avete saputo dare sia con le vostre parole, sia con i vostri gesti, sono state quelle di sgomberare il dissenso, sfrattare la dignità, distruggere ogni possibilità occupazionale.
Concludendo diciamo in maniera ferma decisa e irreversibile stop a sfratti e sgomberi e vogliamo che la nostra società sia costruita su tre semplici concetti: casa, reddito e dignità per tutt*
Troppa gente senza casa
Troppe case senza gente

 

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