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Abbattere i PONTI STORICI del centro di Carrara. Questo il piano malato dell’amministrazione.

Sappiamo che nella situazione attuale i ponti sono pericolosi, abbiamo visto con i nostri occhi dove arriva la piena del Carrione, ma sappiamo anche che non sono i ponti la causa delle piene. Sappiamo che il dissesto idrogeologico arriva dalle montagne, dai versanti distrutti dei bacini estrattivi, dagli sversamenti abusivi, dai ravaneti. Sappiamo che abbattere i ponti è un pagliativo per non andare a disturbare il signori del marmo… anzi ormai nemmeno più degni di essere chiamati così, retrocessi a SIGNORI DEL CARBONATO DI CALCIO!

Se ho le mani fredde perché ho un problema di circolazione, non è che mi tagliano le mani per risolvere il problema, lo capisce anche un bambino. E’ la conseguenza di una scelta politica ben precisa: quella di incaricare i tecnici di occuparsi solo del ramo dal centro storico alla foce per non andare a interferire con i bacini estrattivi. Allora l’unica soluzione resta tagliare la mano.

Ma questa è l’amministrazione della demolizione: Abbattere i ponti significa demolire centinaia di anni di MEMORIA come si abbattono le APUANE, come si abbatte la SANITA’, la SCUOLA, i TEATRI

Tutt* noi vogliamo la sicurezza della città, tutt* noi vogliamo, anzi pretendiamo, che il nostro territorio sia sano, sicuro e bello. Altrettanto sappiamo bene dove sta il problema.

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IL PROBLEMA E’ A MONTE, NON IL PONTE!

Abbiamo assistito Lunedì sera alla prima delle assemblee consigliari straordinarie riguardo il Piano per Il rischio idrogeologico della Regione Toscana. Un evento in cui è stato presentato “studio idraulico del Torrente carrione e possibili interventi per la mitigazione dei rischi” redatto dai professionisti della GPA Ingegneria, incaricati con un ordinanza del Commissario delegato datata 25/8/2015, per un importo (legato ad opere di urgenza) di 90.000,00 euro – guarda caso, affidato in negoziato privato, quindi senza gara di appalto, perchè sotto soglia per 10.000,00 euro -.

Non volendo entrare in quelle che sono le criticità tecniche della proposta, non per mancanza di competenze o perchè la proposta sia priva di criticità, ci fermiamo a riflettere sull’opportunità di affidare un incarico per interventi riguardanti la mitigazione del rischio, limitatamente al ramo di torrente che poercorre il tratto dal centro storico alla marina. Non ci rispondano i sognori della regione pensando che siamo stupidi. sappiamo che il rischio sorge la dove sorgono centri abitati e che quindi è quella la zona in cui è necessario mitigare il rischio, ma sappiamo, come sapranno sicuramente e confermeranno anche i tecnici della GPA Ingengeria, che il torrente Carrione è diventato pericoloso con il passare degli anni per due motivi:
 i cambiamenti climatici che offrono sempre più ricorrenti occasioni al raggiungimento della piena “trentennale”
 il dissesto idrogeologico dovuto in primo luogo all’inarrestabile e insostenibile moltiplicazione dei bacini estrattivi, alla conseguente perdita di superfici forestate, alla presenza di versanti instabili, ravaneti, discariche abusive e sversamenti di materiale nel letto del torrente.

Allora siamo convinti che una scelta politica giusta sarebbe quella di occuparsi di bonificare la causa principale che ha trasformato il torrente in un arma di distruzione di massa. Ci domandiamo come sia possibile che si continui a procedere per pagliativi, alzando argini sempre più alti, che poi crollano; demolendo e ricostruendo ponti sempre più incurvati; sventolando fantomatici progetti di ristrutturazione e ampliamento del porto, come se non bastasse avere sepolti sotto il piazzale città di Massa centinaia di rifiuti tossici.

Carrara non starà a guardare mentre insieme ai ponti cancellate la memoria, la storia, isolate due dei più bei quartieri della città e proseguite in quell’orrendo quanto fallimentare piano di trasformare questo luogo meraviglioso in un deserto di morte sociale e politica.

Erano i nazi-fascisti, durante la guerra mondiale, ad abbattere i ponti. I ponti uniscono, consentono l’attraversamento di barriere territoriali e sociali, sono simboli di società unite e solidali, come i palazzi della cultura, i teatri, le biblioteche, i cinema, le scuole, gli ospedali…

Avete demolito tutto. I ponti non si toccano!

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Pubblichiamo di seguito il testo di solidarietà e sostegno e ringraziamo i compagni e le compagne di Unione Inquilini Viareggio, realtà impegnata da anni nella lotta per il diritto alla #casa.
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Unione Inquilini Viareggio, fu invitata questa estate a Carrara, ad una iniziativa sull’emergenza abitativa e sul tema del diritto alla casa, da questo rapporto di confronto, si è instaurata una collaborazione per portare avanti le lotte per il diritto all’abitare e per sostenere i compagni e le compagne che intendevano fare militanza attiva in questo settore politico, di non poca difficoltà tecnica e sociale.
Come Unione Inquilini Viareggio, sosteniamo la lotta per il diritto all’abitare che stanno sostenendo gli attivisti e le attiviste del Comune di Carrara appartenenti al collettivo Harlock, in sostegno ad una ragazza con figli minori a carico, sfrattata senza mezze misure dalla sua abitazione e senza un passaggio da casa a casa.
Ricordiamo all’amministrazione vigente, che gli sfratti da casa a strada non sono legali per legge, che esistono norme legislative che obbligano le Prefetture a moderare gli sfratti per morosità incolpevole, eliminando la forza pubblica durante lo sfratto, ricordiamo inoltre, che ci sono trattati internazionali ratificati in legge nazionale, che obbligano il monitoraggio con passaggio da casa a casa durante un sfratto in presenza di minori. Chiediamo all’amministrazione che vengano presi provvedimenti efficaci in merito alla situazione sociale ed abitativa di questa famiglia, ma là dove ogni passaggio burocratico-istituzionale venga meno, là dove ogni domanda per l’accesso alle graduatorie sia inconcludente, chiediamo che vengano prese in considerazione le requisizioni di immobili pubblici non assegnati (non case popolari) e che vengano riqualificati per l’emergenza abitativa, assegnandoli in casi come quello precedentemente citato. Se anche questo procedimento non rientra nelle politiche per un piano casa equo e dignitoso, allora sosterremo ogni forma di riappropriazione dei diritti che la famiglia e gli attivisti decideranno di attuare, sosterremo ogni forma di riappropriazione e di lotta contro politiche speculative e assistenziali.
Troppe case senza gente troppa gente senza casa, riappropriazione degli spazi, riqualificazione di aree in degrado, casa e diritti per tutti/e .
Unione Inquilini Viareggio

A distanza di quasi un anno dall’8 Novembre scorso quando assediammo il comune in migliaia chiedendo al primo cittadino e alla giunta di abbandonare i loro posti di potere, il quadro è chiaro. Carrara non è un laboratorio politico come vorremmo intenderlo noi che agiamo la politica come espressione della volontà delle masse e come somma delle pratiche in grado di equilibrare i rapporti di forza tra le parti sociali. No. Carrara è una sorta di simulatore in cui il potere ha potuto per decenni muoversi fra interessi economici di cave, porto, speculazione edilizia e pubblici servizi, sostituendo al dialogo democratico il potere dei rapporti clientelari e fagocitando ogni genere di espressione di dissenso con una stretta di mano o un occhio strizzato.

Ed è il consiglio comunale di ieri pomeriggio ad aver chiarito in modo inequivocabile posizioni e metodi della classe politica carrarese, opposizione compresa.

All’unanimità ieri (eccezione fatta per l’astensione di Bienaimè e Menconi) il consiglio comunale ha approvato la mozione di FI riguardo l’adesione al Programma di Controllo del Vicinato. Senza soffermarci al fin troppo facile e forse superficiale accostamento alle ronde cittadine, vorremmo contestualizzare questa scelta in un processo più ampio di destrutturazione dei rapporti sociali e sostituzione di questi ultimi con l’esercizio del potere. A leggere il Programma di Controllo del Vicinato viene quasi da associarlo a quella visione romantica delle vecchie realtà di periferia in cui “tutti conoscono tutti” e i rapporti di buon vicinato fanno si che si possano lasciare le porte di casa aperte e i bambini a giocare per strada la sera. Ma una domanda viene da farsela: se questo aspetto della coesione sociale fosse ancora vivo, ci sarebbe bisogno di una promozione dall’alto o di aderire a “Programmi di controllo”? Diciamo di no. Quello che mette in allarme infatti è proprio il meccanismo di induzione alla base di queste proposte e essenzialmente si risolve in tre riflessioni.

Prima di tutto lo scenario attuale delle realtà di quartiere in cui i rapporti di buon vicinato sono quasi del tutto scomparsi se non addirittura rovesciati in relazioni insofferenti e distanti. In queste realtà lo spirito di cooperazione, fiducia reciproca e solidarietà fra le persone era quello che consentiva di percepire un alto livello di sicurezza; inoltre coesione e solidarietà sono quei presupposti alla base delle buone relazioni sociali che consentono processi di autorganizzazione finalizzati alla difesa o alla conquista dei diritti.
La seconda riflessione riguarda i processi che, grazie al contributo del bombardamento mediatico e alla progressiva destrutturazione delle politiche di welfare, hanno portato i singoli a barricarsi in un individualismo sempre più radicale provocato e alimentato dalla paura dell’altro che viene individuato come nemico numero uno seguendo la logica del dividi ed impera che oggi è alla base della comunicazione di chi detiene il potere. Questo processo (indotto volontariamente al fine di rompere l’unica arma vincente contro il potere: la coesione sociale) è il primo step dei un ulteriore terzo passaggio, vale a dire, quello della “sicurezza” che diviene una merce di consumo della quale si alza la domanda proprio da parte dei singoli. Quale miglior scenario per consentire a chi detiene il potere di introdurre dispositivi di controllo in ogni luogo in cui si svolge la vita quotidiana?

Allora si arriva a scenari aberrati come quello del consiglio comunale di ieri. La proposta di una forza di centro destra che chiede di soddisfare la domanda di sicurezza attraverso programmi che consegnano agli abitanti l’illusione di sentirsi legittimati a chissà quali gesta eroiche di difesa delle strade, viene non solo accolta di buon grado da tutte le forze politiche presenti, ma anche elogiata come frutto di quei principi trasversali ad ogni posizione politica.

Bene. Spieghiamo cos’è il Programma di Controllo del Vicinato.
Si tratta di un programma messo a punto da una serie di esperti tra criminologi, filosofi e sociologi che propongono una lettura semplificata dei fattori che possono concorrere al verificarsi di un crimine:

  • Bersaglio disponibile
  • Assenza di controllore capace
  • Presenza di potenziale aggressore

Quindi ci si propone di formare le persone di un quartiere, stimolandole a strutturarsi in un sistema gerarchico, con un responsabile designato come interfaccia tra quartiere e forze dell’ordine, istituzioni, nuovi vicini e vicini che non aderiscono al programma. Chi aderisce al programma dovrà imparare a riconoscere i tre fattori e soprattutto imparare ad agire sui primi due in modo da non creare le condizioni nelle quali si possa verificare un crimine.

Leggendo tutto questo a noi viene la sensazione di una deriva paramilitare di quello che una volta era il semplice e spontaneo rapporto di buon vicinato costruito su presupposti come “io ti do un pacco di zucchero e tu mi dai due uova fresche”.

Non tralasciamo anche l’aspetto puramente propagandistico della proposta che risponde alla domanda di sicurezza con un dispositivo, da un lato totalmente inefficace (potrebbe funzionare la dove le relazioni sociali non si fossero perse, ma a quel punto non servirebbe), dall’altro lato pericoloso (per i motivi di cui abbiamo parlato sopra). Aspetto propagandistico che porta i due consiglieri Bienaime e Menconi (provenienti da una cultura politica di sinistra) ad astenersi anzi che votare contrari.

Quello che vogliamo sottolineare è che una proposta simile, se analizzata nel dettaglio, fa rabbrividire esattamente quanto le Ronde Cittadine, semplicemente perché nasce dagli stessi presupposti e porta con se le stesse caratteristiche: è populista in quanto consegna alle persone l’illusione di doversi/potersi proteggere o fare giustizia da soli, è pericolosa in quanto induce ad un organizzazione paramilitare né cosciente né spontanea.

Detto questo vogliamo congratularci con tutte le forze politiche che non sono state in grado, nella seduta di ieri, di reagire all’aberrante teatrino del capogruppo di Forza Italia che si affannava a spiegare quanta distanza ci fosse tra il programma di controllo del vicinato e le ronde. Ve lo spieghiamo noi quanta differenza c’è: il PCV è talmente subdolo che perfino le forze di centro sinistra non si imbarazzano ad appoggiarlo mentre le ronde sono troppo esplicite e quindi non si possono adottare; ma dietro c’è la stessa mentalità, la stessa irresponsabilità: creare consenso attraverso il basso sistema della creazione mediatica di un fantasma di cui avere paura e offrendo poi la possibilità di combatterlo. In pratica viviamo in un gioco di ruolo.

Del resto riconosciamo che la disgregazione dei rapporti sociali è forse la peggiore delle conseguenze delle politiche di distruzione del welfare messe in atto dai governi e in particolare, a Carrara, dalle amministrazioni, che si sono succeduti negli anni. Un piano ben eseguito attraverso lo spostamento degli investimenti dei soldi pubblici da sanità, scuola, ammortizzatori sociali e servizi, a grandi opere inutili. Così oggi viviamo quartieri degradati, spazi pubblici abbandonati o sottratti alla collettività perché inagibili, luoghi della cultura, fondamenti dell’aggregazione sociale, che crollano sotto i nostri occhi; case vuote e abbandonate da anni; scuole pericolanti.
Gli abitanti di questo paese hanno da riscuotere qualche credito con questa amministrazione: un paio di teatri, un cinema, una biblioteca e centinaia di case per chi una casa non ce l’ha e per chi invece è costretto a svuotarla dal fango una volta l’anno.
La soluzione alla disgregazione dei rapporti sociali è quella di creare le condizioni per cui le persone debbano tornare a condividere spazi, cooperare perché siano spazi vivi e belli, combattere il degrado e l’abbandono da protagonisti. Siamo convinti che siano le persone stesse a doversi riappropriare di ciò che gli è stato sottratto, tanto dei luoghi quanto dei diritti quanto degli spazi di agibilità politica e non solo. Solo l’autodeterminazione e il protagonismo di chi vive in prima persona una mancanza, un disagio, può innescare un reale cambiamento a partire dalle piccole realtà di quartiere fino a quelle più grandi. Le armi contro le dinamiche di controllo di fantomatici PCV sono cooperazione, solidarietà, protagonismo e riappropriazione.

L’altro aspetto che ci allarma è quello della repressione e, soprattutto, della risposta alla repressione.
Non è nuova la notizia che l’amministrazione di Carrara ha fatto uso di denunce (tra l’altro ridicole e infondate) per sedare il dissenso, la cosa nuova è che si baratta esplicitamente l’uso di ogni dispositivo repressivo con una sorta di invito all’autocontrollo e all’allentamento delle tensioni fra istituzione e popolazione. In parole povere una formula che suona così “se state buoni, non vi denunciamo”.

La proposta dell’amministrazione è quella di abbassare la tensione. Eh grazie! Ci viene da dire.
Abbassare la tensione sta a pacificazione sociale, come Programma di controllo del Vicinato sta a Ronde Cittadine. E la cosa più allarmante è che in consiglio comunale ieri qualcuno, tra gli auditori che fino a qualche tempo fa non si risparmiavano urla, si concedeva di sedare il dissenso come se fosse investito di un ruolo a valle di un non meglio precisato accordo preso tra un gruppo di “dissidenti” e il Presidente del Consiglio Comunale.

Ma veniamo a qualche rapida considerazione a riguardo, nella speranza che chi ancora crede che questo sistema amministrativo sia un fallimento totale, abbia lo stimolo a non accettare sedativi.
Non si illuda l’amministrazione carrarese di avere spento gli animi. Abbassare la tensione non è nel nostro interesse, spegnere i focolai di conflitto non offre alcuno scenario positivo a chi non detiene il potere. Noi siamo coscienti che i potenti hanno il vantaggio di agire violenza con metodi molto efficaci e poco percepibili quando il conflitto è annullato, quando il dissenso si esprime con educazione, quando lo spazio di agibilità e quello determinato dal potere stesso. Una violenza spesso non percepita ma quotidiana, una violenza che si esprime in modo devastante ad ogni alluvione, ma che striscia da tempo nella progettazione del Waterfront. Una violenza fatta di sprechi, ricatti e sfruttamento delle persone e del territorio. Noi non lasceremo che sia il nemico a scegliere il campo di battaglia. Noi sappiamo che lo scenario conflittuale costringe il potere a smascherare il suo volto violento, sappiamo che quando per sedare il dissenso non è più sufficiente uno “state buoni”, il potere ha solo due chance: o ascoltare le masse e cambiare rotta o metterle a tacere con la violenza e sappiamo che di solito si sceglie la seconda opportunità. Quando la tensione è bassa invece si vota contro una proposta di referendum consultivo circa il destino del porto di Marina di Carrara. Quando la tensione è bassa la voce del popolo viene ignorata.

C’è una brutta notizia: noi non abbiamo fatto accordi, non faremo mai accordi. Il nostro diritto a dissentire non è merce di scambio con nessun genere di intimidazione.

Noi non saremo mai mansueti.

 

“quando subiamo una violenza, chiedere educatamente di non farlo è come chiedere di conservare la pietra che ci è appena stata lanciata in testa”